13 Marzo 2026
13 Marzo 2026

Interrogatorio: tecniche efficaci e psicologia dell’evento

I thriller in televisione spesso mostrano scene di interrogatorio molto suggestive e che suscitano la curiosità del grande pubblico; ma, in concreto, come si svolge l’interrogatorio di un imputato?

Posto questo, sembra interessante soffermarsi sulle tecniche di interrogatorio efficaci, che permettono di estorcere le informazioni rilevanti e rilevare le contraddizioni e le menzogne.

In primis, ci si potrebbe domandare il motivo per il quale viene svolto un interrogatorio. L’interrogatorio viene, normalmente, condotto nei confronti del sospettato di un crimine, al fine di capire se sia stato lui a commettere il reato per cui si dovrà iniziare il processo. È intuibile che ottenere questo tipo di informazioni non sia facile. Per questo motivo, è importante che chi si accinge all’interrogatorio utilizzi le giuste strategie. Attraverso il corretto utilizzo delle tecniche di interrogatorio, è possibile infatti ottenere diversi risultati, utili ai fini processuali. Oltre la verità in ordine alla commissione del reato, è possibile estorcere una ammissione di colpevolezza e qualsiasi altra informazione utile in relazione alle modalità di commissione del crimine e in relazione al processo penale (www.crimeblog.it).

Come anticipato nel primo paragrafo, le tecniche di interrogatorio sono state rese famose, soprattutto, dai film e serie tv thriller/legal thriller. L’immagine della stanza e dell’imputato che subisce l’interrogatorio proviene da scene di vita reale, prese in prestito da chi, in particolare, le utilizza: l’FBI. Secondo il crime magazine ), le tecniche di interrogatorio dell’FBI sono quelle considerate, generalmente, le più valide. In sintesi, esse si dividono in sei punti:

  • Avvicinamento: attraverso la tecnica del mirroring, cioè atteggiarsi in modo simile all’interrogato, si cerca di far prendere avvio alla comunicazione, toccando temi che facilitano l’obiettivo;
  • Screening: è l’analisi delle reazione dell’imputato, alle domande che gli vengono poste;
  • Verifica: il cuore dell’interrogatorio. Si incrociano le informazioni assunte nella fase precedente per rilevare eventuali menzogne. Se non si ritiene innocente, si passa alla fase successiva;
  • Affronto: entra in scena l’avvocato e l’interrogato deve essere messo a conoscenza dei propri diritti legali. L’interrogante, a questo punto, utilizza le sue strategie, dando un tono di accusa all’interrogatorio;
  • Sviluppo della teoria: l’interrogante presenta all’interrogato i fatti di cui è accusato e si sviluppa “la teoria della dinamica e dei moventi”. Prima, gli chiede la sua versione dell’evento. Procede, poi, fino ai primi segni di cedimento o contraddizioni. A questo punto, per ottenere una confessione, cerca di dare all’imputato una versione socialmente accettabile del motivo che può averlo spinto a compiere il reato. Ora è il momento della confessione.
  • Conferma della confessione: all’ultima fase partecipa un ufficiale che, per confermare il tutto, chiede conferma all’accusato della versione appena resa. In questo modo, la confessione avrà un ulteriore testimone e renderà utilizzabile la dichiarazione in processo, anche contro eventuali ritrattazioni del reo.

L’FBI, certamente, non è l’unico soggetto che utilizza tecniche nell’interrogatorio. Altre e diverse tecniche di interrogatorio sono utilizzate anche da Scotland Yard. Il dato interessante è che, in entrambi i casi, l’elemento imprescindibile per svolgere interrogatori efficaci è la psicologia cognitiva. È questa particolare materia che rappresenta la chiave di volta. È solo attraverso piccoli accorgimenti sull’interrogato che egli, durante l’interrogatorio, cadrà con facilità in contraddizione, smentendosi e confermando l’ipotesi accusatoria.

È di patrimonio comune il fatto che il sospettato, durante l’interrogatorio, tenda a mentire e a dare un’altra ricostruzione dei fatti, al fine di scagionarsi. Le tecniche efficaci utilizzate dall’interrogante e le regole di psicologia cognitiva ci aiutano, però, a capire come il reo possa essere “preso in fallo” quando mente. Ci sono alcuni fattori, infatti, che durante l’interrogatorio possono essere tenuti in considerazione per meglio comprendere la verità, sottesa alle parole del reo. Si sta parlando, ad esempio, della comunicazione verbale, della comunicazione non verbale, delle reazioni emotive dell’intervistato e, infine, della relazione “affettiva” tra intervistante e intervistato. La menzogna, infatti, è frutto di un’elaborazione complessa che provoca tensione emotiva nell’individuo e delle reazioni fisiche. Ed è proprio su questa reazione psico-fisica che l’interrogatorio si concentra per capire quando il reo si discosta dal vero ).

Nella storia, nell’interrogatorio sono stati utilizzati diversi strumenti per rilevare la menzogna e catturare l’accusato. Nel 1800, erano adoperate sostanza stupefacenti per stimolare il subconscio dell’interrogato; Lombroso, dal canto suo, aveva realizzato l’idrosismografo, per rilevare il ritmo del polso e le variazioni della pressione sanguigna. Nel 1900, si è poi passato alla scopolamina o siero della verità, un liquido iniettato attraverso una puntura per portare il soggetto in uno stato di abbandono, al fine di estorcergli ricordi nascosti. Si sono, infine, realizzati diversi Lie Detector, macchine per misurare il riflesso “psico-galvanico” e la variazione del ritmo respiratorio (http://www.francescosantoianni.it).

È vero che reazioni fisiche o emotive non possono essere portate come prova vera e propria in giudizio. È anche vero, però, che a volte bastano quelle per convincere l’interrogante della bontà della sue ipotesi e a dargli l’energia giusta per ottenere una confessione. In conclusione, dopo aver commesso un reato, è possibile nascondersi e mentire durante l’interrogatorio; con le giuste tecniche e le giuste conoscenze di psicologia, però, l’interrogante se ne accorgerà.

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