A cura di Martina Scalzo
L’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana è un evento di grande rilevanza nel panorama giuridico e religioso. La Rota Romana funge ordinariamente da istanza superiore nel grado di appello presso la Sede Apostolica per tutelare i diritti nella Chiesa, provvede all’unità della giurisprudenza e, attraverso le proprie Sentenze, è di aiuto ai Tribunali di grado inferiore, con una specializzazione particolare in ambito matrimoniale.
Quello appena inaugurato da Papa Francesco è il 96° Anno giudiziario di attività della Rota Romana, espressione della lunga storia e tradizione di questo Tribunale, le cui origini ed attività si possono far risalire alla Cancelleria apostolica e la cui prima disciplina specifica è del 1331. Papa Francesco, nel suo discorso inaugurale1 ha sottolineato l’importanza di un approccio pastorale ed umano nell’amministrazione della giustizia all’interno della Chiesa, ricordando il decimo anniversario delle riforme introdotte con i Motu Proprio “Mitis Iudex Dominus Iesus“2 e “Mitis et Misericors Iesus“3, che hanno reso il processo di nullità matrimoniale più agile ed accessibile e con un coinvolgimento più attivo del Vescovo nel processo, sia nella fase istruttoria che in quella decisionale. Il ruolo del Vescovo-giudice è stato, in particolare, valorizzato con l’introduzione del processo più breve, per i casi di evidente nullità. Inoltre, con la riforma del 2015 si poneva maggiore attenzione all’accompagnamento pastorale delle coppie coinvolte in un processo, offrendo loro sostegno spirituale e umano4. Ancora, rispondendo a varie esigenze della società, è stata incentivata negli ultimi tempi, la digitalizzazione dei processi, per migliorare l’efficienza e la trasparenza5. In particolare, con il discorso del 31 gennaio 2025, Papa Francesco ha ribadito l’importanza di porre al centro di ogni causa la persona, con le sue fragilità e le sue speranze. Inoltre, ha rimarcato il ruolo fondamentale del Vescovo diocesano nel processo, invitandolo a essere vicino alle coppie in difficoltà ed a garantire che i tribunali siano strumenti di giustizia e di misericordia, invitando i giudici a coniugare giustizia e misericordia e sottolineando che la ricerca della verità deve sempre essere accompagnata da un atteggiamento di comprensione e di accoglienza. Nel discorso si esprime anche il pensiero del Pontefice in merito all’importanza di una formazione continua per i giudici e per tutti gli operatori della giustizia ecclesiale, al fine di garantire l’aggiornamento costante sulle novità giuridiche e pastorali.
In sintesi, con espressioni rivolte ai giudici ecclesiastici, ma valide per tutti quanti operano nei tribunali ecclesiastici, il Papa sottolinea come è fondamentale non solo essere esperti del diritto canonico, ma anche professionisti che accompagnino le persone nel loro cammino di fede, capaci di un approccio personalizzato e pastorale alle cause.
Ma cosa significa questo per i fedeli? I fedeli che si rivolgono ai tribunali ecclesiastici si aspettano un trattamento giusto, inclusivo e comprensivo. Oltre alla risoluzione della questione riguardante la validità o meno del vincolo matrimoniale, i fedeli ricevono nel processo un sostegno spirituale, umano, fanno un percorso di verifica e riflessione sulla propria vicenda personale e possono avere un accompagnamento nel loro percorso di fede. Il discorso di Papa Francesco offre una visione chiara del ruolo che la Rota Romana è chiamata a svolgere nella Chiesa, e di conseguenza ogni Tribunale di istanza inferiore. Il Tribunale, infatti, è anche un luogo di ascolto, di accoglienza e di accompagnamento spirituale, così che l’aspetto pastorale acquisirà, senza snaturare la dinamica processuale, sempre più importanza nell’attività dei Tribunali ecclesiastici. Nell’occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario, anche il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha rivolto alcune raccomandazioni agli operatori del Tribunale della Rota Romana, sempre sottolineando l’importanza di affrontare le vicende umane e dolorose che arrivano ai tribunali ecclesiastici con pacatezza e pazienza. Ha ricordato che il lavoro dei giudici è un ministero di verità e un servizio alle anime e che richiede una profonda comprensione delle situazioni umane. Parolin ha invitato i giudici a esercitare una “compassione” che nasce dalla consapevolezza della complessità delle situazioni umane e dalla necessità di accompagnare le persone nel loro percorso di ricerca della verità. Il Cardinale ha rimarcato l’impegno quotidiano e la fatica silenziosa di ogni giudice, sottolineando l’importanza di un lavoro svolto con diligenza e acume, senza perdere di vista la realtà concreta delle persone coinvolte. Si è ribadito che il fine ultimo del lavoro della Rota Romana, come di ogni attività e servizio ecclesiale, è la salvezza delle anime (can. 1752 del Codice di diritto canonico), e che le decisioni dei giudici si oppongono all’ “avvilente grigiore dell’indifferentismo” che spesso caratterizza la giustizia. Nel contesto religioso, in particolare, l’indifferentismo indica una disattenzione verso le questioni spirituali e una mancanza di coinvolgimento nella vita della Chiesa, indebolendo la comunità ecclesiale e rendendola incapace di affrontare le sfide del mondo contemporaneo. Il pensiero di Piero Calamandrei sul ruolo dei giudici6 ha indubbiamente influenzato anche la riflessione e l’azione ecclesiale. I punti in comune tra il pensiero di Calamandrei e questo rinnovato mandato affidato alla giustizia ecclesiale sono molto chiari. In primis il giudice è da considerarsi come servo della giustizia. Calamandrei vedeva nel giudice un “asceta civile”, mentre Parolin invita i giudici della Rota Romana a essere “servi della verità”.
Altra punto in comune è relativo all’importanza dell’imparzialità. Per Calamandrei il giudice deve essere libero da ogni condizionamento, esercitando una “compassione” che non si lascia influenzare da sentimenti personali. La dimensione pastorale dell’azione del giudice, poi, pur non essendo esplicitamente menzionata da Calamandrei, è, comunque, coerente con la sua visione del giudice come servitore della giustizia e della verità. Calamandrei sottolinea, infine, l’importanza di una formazione continua per i giudici, sull’aggiornamento costante sulle novità giuridiche, con una formazione che renda capaci di affrontare le complessità delle situazioni umane.
In sintesi, il richiamo fondamentale è all’importanza della verità, per vedere nel giudice un ricercatore della verità, che deve agire con imparzialità e obiettività, realizzando un’attività di consolazione, di speranza e di riparazione. Si tratta di riflessioni mai scontate o ridondanti che offrono un solido fondamento etico e giuridico, in un mondo in continua evoluzione.
Si è offerta, con l’inaugurazione di questo nuovo anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana, una visione chiara e articolata del ruolo della Chiesa nell’amministrazione della giustizia, in particolare nei casi di nullità matrimoniale, sottolineando l’importanza di porre al centro di ogni causa la persona umana, con le sue fragilità e le sue speranze, facendo avvertire e vivere i Tribunali ecclesiastici come luoghi dove la giustizia si coniuga con la misericordia. La giustizia, quindi, non è solo un concetto astratto, ma un’esperienza concreta che coinvolge la vita delle persone.
La giustizia, amministrata con saggezza e umanità, è uno strumento per la salvezza delle anime e per la costruzione di una società più giusta e fraterna. Si tratta di una conversione delle persone e delle strutture che in questi dieci anni ha richiesto una profonda riorganizzazione dei tribunali ecclesiastici e una formazione specifica per tutti gli operatori, al fine di garantire una corretta applicazione del nuovo modello di processo matrimoniale canonico. Eppure, come ha evidenziato Papa Francesco, è triste che ancora molti fedeli non conoscano al realtà della giustizia ecclesiale, non vi accedano nei casi in cui ciò sia necessario, non abbiano compreso il servizio sì giuridico, ma soprattutto pastorale, che i Tribunali svolgono per sanare le ferite che ogni fallimento matrimoniale porta con sé. È da considerare fondamentale un’efficace comunicazione con i fedeli, per informarli delle novità introdotte e per facilitare l’accesso al processo. Le riforme del processo canonico hanno rappresentato sì una svolta significativa, ma è necessario continuare a lavorare per migliorare ulteriormente questo strumento, al fine di garantire una giustizia sempre più equa e misericordiosa.
1https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2025/january/documents/20250131-inaugurazione-rota-romana.html
2https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio_20150815_mitis-iudex-dominus-iesus.html
3https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio_20150815_mitis-et-misericors-iesus.html
4 Cfr. M. d’ Arienzo (a cura di), Manuale di Diritto canonico, Giappichelli, Torino 2025; A. Fuccillo (a cura di), Diritto, religioni, culture. Il fattore giuridico nell’esperienza giuridica, Giappichelli, Torino, 2025.
5 Cfr. R. Santoro, P. Palumbo, F. Gravino, Diritto canonico digitale, Editoriale scientifica, Napoli, 2024.
6 P. Calamandrei, Elogio dei giudici, scritto da un avvocato, Andrea Salani Editore – Ponte delle Grazie, Milano, 2009.