
Si parla dell’esame del cadavere in relazione alla tanatologia. La tanatologia è la scienza che studia il cadavere e le modificazione che il corpo subisce a seguito dell’evento morte. È quella scienza che, in sintesi, studia il cadavere nelle sue manifestazioni medico legali. È di fondamentale importanza, in quanto solo attraverso lo studio del cadavere è possibile determinare non solo l’epoca della morte, ma anche tutto quello che ne consegue. Sarà, quindi, possibile delineare un contesto per quella morte; contesto che sarà il primo tassello per lo studio della vittima e l’individuazione del presunto autore di reato. Di conseguenza, per realizzare un quadro completo ai fini dell’esame del cadavere, è bene soffermarsi sui fenomeni cadaverici.
I fenomeni cadaverici comprendono ‹‹l’insieme dei cambiamenti della struttura organica e dello stato fisico-chimico, cui va incontro il corpo dopo la morte››[1]. In particolare, si dividono in:
- fenomeni cadaverici abiotici: immediati o consecutivi
- fenomeni cadaverici trasformativi
Per brevità, in questo articolo,si tratteranno i fenomeni cadaverici abiotici e, in particolare quelli consecutivi.
Posto che uno degli obiettivi della tanatologia è quello di stabilire con certezza la morte di un soggetto, si parla dei fenomeni cadaverici abiotici consecutivi come processi che offrono quella certezza. Questo perché tali fenomeni possono comparire ed evolversi solo una volta che le attività vitali del soggetto sono cessate. Sono, quindi, di estrema importanza. I principali fenomeni cadaverici abiotici consecutivi sono:
- Raffreddamento;
- Rigor mortis;
- Ipostasi[2].
A seguito dell’evento morte, non solo cessano le attività vitali, ma vengono meno anche i processi produttivi di calore (c.d. termoregolazione). A seguito di tale processo, la termogenesi della residua attività cellulare è talmente insufficiente che il corpo inizia a perdere calore. In questo modo, il corpo andrà incontro ad un progressivo abbassamento della temperatura (il raffreddamento), fino a raggiungere e ad uniformarsi con quella dell’ambiente esterno. L’intero processo si completa in tre fasi:
- Meno 0,5 gradi nelle prime 3-4 ore;
- Meno 1 grado nelle successive 6-8 ore;
- Nelle ultime 18- 24 il corpo raggiunge la temperatura ambientale.
Il rigor mortis (o rigidità cadaverica) è il secondo dei fenomeni cadaverici abiotici consecutivi. Si manifesta in virtù di un rilassamento della muscolatura, a cui segue un irrigidimento dei muscoli volontari e involontari. Anche in questo caso, il processo si completa in fasi:
- Insorgenza: prima compattezza del corpo, dopo 2- 3 ore dal rilassamento muscolare;
- Stabilizzazione: il rigor mortis raggiunge la sua massima intensità, dopo 24- 48 ore dal decesso;
- Risoluzione: è la scomparsa del rigor, che avviene dopo 3-4 giorni da decesso. In genere, coincide con l’inizio dei processi di putrefazione.
Infine, si parla di ipostasi. Tale fenomeno coincide con lo spostamento del sangue nelle zone declivi del corpo, riempendo il derma e facendo comparire una coloratura rosso vinosa. Come i fenomeni cadaverici descritti in precedenza, il fenomeno si divide in tre fasi:
- Migrazione totale: le ipostasi scompaiono nella sede in cui sono sorte in origine, per spostarsi nelle nuove zone declivi del cadavere (6- 8 ore);
- Migrazione parziale: una volta spostato il cadavere, le ipostasi originarie si attenuano, ma non scompaiono, mentre nuove macchie ipostatiche si formano nelle nuove zone declivi del corpo, ma sempre di colore tenue (8- 12 ore);
- Fissità assoluta: le ipostasi primitive non vengono modificate e non se ne formano di nuove.
[1] In , 25 agosto 2014.
[2] ARCUDI G., MARELLA G.L., Il cadavere e la scena del crimine: un binomio inscindibile, in Manuale delle investigazioni sulla scena del crimine. Norme, tecniche, scienze, (a cura di) CURTOTTI D., SARAVO L., Giappichelli, 2013, pp. 650- 4.